Ministry, "Hate To Go": Addio Definitivo o un Bis Familiare?
L'ultimo album dei Ministry, "Hate To Go (Take Out Or Delivery)", segna un momento cruciale per l'industrial metal, sollevando interrogativi sul fatto che si tratti di un vero addio o di un altro capitolo in un genere dove gli addii spesso si rivelano temporanei.
Foto: Edifortini / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)
L'industrial metal ha sempre prosperato sul confronto e su una certa sfida, rendendo gli addii autentici uno spettacolo raro e spesso dibattuto. Mentre i Ministry si preparano a pubblicare il loro diciassettesimo e, presumibilmente, ultimo album in studio, Hate To Go (Take Out Or Delivery), il 30 ottobre 2026, il genere si trova di fronte a una domanda familiare: si tratta di una dichiarazione artistica definitiva da parte di una band pionieristica, o semplicemente un'uscita attentamente gestita in una scena spesso resistente agli addii finali?
Al Jourgensen, la forza innegabile dietro i Ministry per 45 anni, è stato inequivocabile nella sua decisione di ritirarsi. Afferma che la band ha fatto il suo corso, credendo di aver portato il loro genere il più lontano possibile. Per Jourgensen, il nuovo album rappresenta il culmine di quattro decenni degli stessi elementi, un epitaffio adatto a una carriera iniziata a Chicago nel 1981. Ha dichiarato: "Sono davvero contento di questo album e penso che sia il culmine di 40 anni degli stessi elementi", aggiungendo: "è un buon modo per congedarsi". Jourgensen è anche sincero riguardo al suo entusiasmo calante nel continuare su questa strada: "Non sono entusiasta di continuare a fare questo tipo di musica o la musica in generale. Penso solo che i MINISTRY abbiano fatto il loro corso."
L'addio del pioniere riluttante
La stanchezza di Jourgensen si estende oltre la musica stessa. A 68 anni, cita il desiderio di altri interessi, un percorso che inizialmente aveva immaginato come professore di storia. Ha notoriamente paragonato la sua carriera musicale alla lotta di Michael Corleone per lasciare l'azienda di famiglia, affermando: "Ogni volta che cerco di uscirne, mi ci riportano dentro". Questo sentimento è ripreso nella sua attuale posizione sulla promozione e sulla vita pubblica, dove ammette di essere "stanco delle interviste, dei video, tutto il lavoro di promozione sessuale è l'aspetto più orribile di questo lavoro". Jourgensen ha espresso il desiderio di diventare la "Greta Garbo della musica industriale" e di essere semplicemente lasciato in pace, puntando a mimetizzarsi e a vivere la vita come una "persona normale tra le masse" dopo 45 anni senza un lavoro convenzionale. Il sentimento dietro Hate To Go (Take Out Or Delivery), nonostante il titolo, non è di riluttanza a partire, ma piuttosto una profonda pace con la decisione di farsi da parte.
La sua risolutezza è ulteriormente rafforzata da passate difficoltà di salute. Jourgensen ha ricordato un periodo a metà degli anni 2000 in cui ha affrontato gravi problemi di salute, inclusa un'ulcera perforata, affermando di essere "morto" prima di essere riportato in vita. Ora, in buona salute, lo vede come un momento opportuno per uscire "dal mondo vivo", un sentimento che sottolinea la finalità che prova.
Un'eredità di evoluzione e impatto
Il percorso dei Ministry, dai primi singoli synth-pop su Wax Trax! Records e il loro LP di debutto del 1983 With Sympathy al loro sound abrasivo e stilizzato di album seminali come Twitch (1986) e The Land Of Rape And Honey (1988), definisce una traiettoria di inarrestabile trasformazione. Sono diventati pionieri della musica industriale, raggiungendo infine il successo mainstream e la loro prima di sei nomination ai Grammy con Psalm 69: The Way To Succeed And The Way To Suck Eggs (1992). La storia della band include 17 album in studio, otto pubblicazioni dal vivo, molteplici tournée e una significativa influenza sul genere.
Hate To Go (Take Out Or Delivery), pubblicato tramite Cleopatra Records, mantiene il taglio critico della band, con Jourgensen che ha ancora "alcune ultime cose da dire sullo stato del mondo, su coloro che sono al potere e su come dovremmo tutti collettivamente andare avanti", secondo un comunicato stampa. L'album presenta una collaborazione finale con il membro storico Paul Barker nella traccia di chiusura "We're Still Here", accanto agli attuali membri della band i chitarristi Monte Pittman e Cesar Soto, il bassista Paul D'Amour, il campionatore/synth player John Bechdel e il batterista Pepe Clarke Magaña. È stato preceduto da singoli come "Burned Out", "We Hate" e "Singularity".
Il capitolo finale, o un altro giro?
Le icone industriali non se ne vanno in silenzio, avendo pianificato un tour di addio internazionale. Il tour "Goodbye Europe" con gli ospiti speciali DIE KRUPPS inizierà nell'aprile 2027, seguito da una serie completa di date negli Stati Uniti. Questi spettacoli, incluse le apparizioni a festival come Louder Than Life e Sick New World Texas, mescoleranno brani del nuovo album con successi classici. L'annuncio di Hate To Go (Take Out Or Delivery) come ultimo album della band è chiaro, ma i Ministry avevano già annunciato una "pausa a tempo indeterminato" nel 2013, per poi essere "dissotterrati" di nuovo nel 2018. Per i fan di lunga data, la domanda è se sarà davvero l'ultima volta che sentiremo Al Jourgensen e i Ministry, o se la forza magnetica della creazione e della performance lo riporterà, ancora una volta, indietro. Dato il desiderio espresso da Jourgensen di una vita tranquilla, questo addio sembra più definitivo, un'uscita calcolata dalla "ruota del criceto" del mondo dello spettacolo.
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