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Redazione Musisfera
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I 306 milioni di abbonati di Spotify dimostrano che crescere non sistema lo streaming

Spotify continua ad aggiungere abbonati paganti e si collega agli agenti di IA, ma più abbonati non dicono se gli artisti vedano davvero più soldi.

Pubblicato
22 ottobre 2026
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Immagine generata con l'IA

Un servizio di streaming che continua a crescere è un servizio di streaming che funziona? Il terzo trimestre di Spotify invita a rispondere di sì. La risposta più utile è: per chi?

Il trimestre in breve

Il 22 ottobre Spotify ha comunicato di essere salita a 306 milioni di abbonati Premium, con crescita in tutte le regioni, e a 788 milioni di utenti attivi mensili, secondo i suoi risultati. Sono sei milioni di utenti paganti in più in un solo trimestre.

Il quadro finanziario è stato meno ordinato. GuruFocus riporta che i ricavi sono saliti del 16,4% su base annua a 4,97 miliardi di €, mancando di poco le stime per 10 milioni di €, e che anche l'utile per azione è rimasto sotto le attese. Uno scarto così piccolo è un arrotondamento. L'azienda cresce in fretta, e il trimestre è comunque finito un soffio sotto quanto volevano gli analisti.

La crescita Spotify la controlla; i compensi li negozia

Sei milioni di nuovi abbonati sono un dato reale, e Spotify merita credito per riuscire ad aggiungerne ancora su questa scala. Ma il numero di abbonati misura la dimensione del pubblico, non la salute dell'accordo tra la piattaforma e chi la musica la fa.

La posizione di Spotify è che nel 2025 ha versato più di 11 miliardi di dollari all'industria musicale, con artisti ed etichette indipendenti che hanno ricevuto metà di tutte le royalty, secondo il suo blog per gli artisti. È una cifra enorme. Ma è anche un aggregato, e gli aggregati nascondono ciò che sta davvero a cuore ai musicisti che lavorano: come vengono divisi i soldi una volta usciti dal fondo comune.

Il nostro parere: più la torta cresce, meno "la torta sta crescendo" funziona come risposta. Una torta più grande divisa allo stesso modo probabilmente lascia alla maggior parte degli artisti la stessa fettina sottile. Nel materiale che abbiamo visto, Spotify non ha detto che più abbonati cambieranno il modo in cui quella fetta viene tagliata.

Il discorso sugli agenti di IA è la parte da tenere d'occhio

La spinta di Spotify sugli agenti di IA è una strategia, non un risultato. Starchild riporta che il 23 settembre Spotify è diventato il primo servizio di streaming a collegarsi all'agente di IA Muse di Meta, permettendo agli utenti di riprodurre musica e creare playlist tramite esso.

La logica è facile da vedere. Se gli ascoltatori chiedono sempre più spesso a un assistente di mettere su qualcosa, Spotify vuole essere il catalogo a cui l'assistente attinge. È plausibile e può essere una mossa furba. Ma interpone anche un altro livello tra fan e artista. Quando chiedi a un agente "qualcosa di calmo per lavorare", non stai scegliendo un nome. Stai scegliendo un'atmosfera, e il nome diventa intercambiabile.

È qui che la musica generata dall'IA smette di essere una questione secondaria e diventa la principale. Un rapporto sostiene che quest'anno Spotify abbia rimosso dalle raccomandazioni oltre 50 milioni di brani generati dall'IA, usando i salti degli ascoltatori, i metadati e strumenti di rilevamento, ma proviene da una piccola testata e vorremmo una conferma più solida. Se fosse vero, mostrerebbe quanto materiale sintetico stia inondando il sistema. Un fondo di royalty è finito. Ogni riproduzione che va a un riempitivo è una riproduzione che non va a una persona.

Cosa dovrebbero fare artisti e ascoltatori

Il verdetto onesto è che Spotify vince come azienda, e questo dice poco sul fatto che lo streaming sia equo. Gli investitori hanno un tabellino chiaro. Gli artisti no.

Ciò che ci farebbe cambiare idea è semplice: trasparenza su come il denaro per singolo ascolto arrivi ai singoli artisti e regole chiare su come vengano conteggiati e pagati l'ascolto guidato dagli agenti e i brani di IA. Fino ad allora, leggeremo ogni titolo sugli "abbonati record" come una buona notizia per la piattaforma e un fatto neutro per tutti gli altri.

Per gli artisti, il consiglio pratico è poco glamour. Non dipendere solo dai consigli della piattaforma, mantenere un canale diretto con i fan e considerare i ricavi dello streaming una fonte tra le altre. Per gli ascoltatori, se l'artista ti sta a cuore, il sostegno più affidabile resta comprare un biglietto o un disco. Spotify può continuare ad aggiungere abbonati. Sistemare lo streaming è un altro lavoro, e nulla in questo trimestre suggerisce che sia cominciato.

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