La chimica dei System of a Down ha bisogno di più di un altro concerto in uno stadio
Shavo Odadjian dice che la band si sta divertendo di nuovo, ma solo nuova musica potrà dimostrare che questa reunion rappresenta un futuro, non nostalgia con luci migliori.
Immagine generata con l'IA
I System of a Down potrebbero aver risolto la parte più difficile dell’essere una band: tornare a divertirsi insieme. La domanda più complessa è se quella sensazione riuscirà a sopravvivere allo studio di registrazione. Dopo anni di concerti, dichiarazioni prudenti e brani pubblicati una tantum, il rapporto irrisolto del gruppo con la nuova musica non è più una lacuna sfortunata nella sua storia. È diventato parte della sua identità.
Shavo Odadjian dice che i membri si stanno divertendo di nuovo insieme, mentre la band ha annunciato un concerto il 5 giugno 2027 al Rose Bowl di Pasadena. Secondo quanto riferisce Consequence, l’evento sarà l’unica esibizione nordamericana del gruppo nel 2027. È una data importante e facile da monetizzare. Ma non è ancora la prova di un futuro creativo.
La reunion è reale, ma lo sono anche i suoi limiti
L’aspetto incoraggiante non è semplicemente che i System of a Down siano tornati a suonare. È che Odadjian descrive un cambiamento nelle condizioni emotive intorno alla band. In passato il gruppo era arrivato a un punto in cui il successo non bastava a compensare le difficoltà interne, e i suoi membri avevano scelto di prendere le distanze invece di inscenare una convincente imitazione dell’unità.
Quella decisione conta. Molti gruppi storici trasformano le tensioni irrisolte in un’attività itinerante, preservando il catalogo e abbandonando silenziosamente la possibilità di evolversi. I System of a Down sembrano aver evitato la versione più cinica di questo accordo. La band si è fermata quando la chimica non funzionava, è tornata a esibirsi dal vivo dopo la reunion e ora sembra aver trovato un modo più sereno di condividere il palco.
Ma stare bene insieme non equivale a collaborare. I quattro membri — Serj Tankian, Daron Malakian, Odadjian e John Dolmayan — hanno continuato a esibirsi a intermittenza, mentre l’ultimo album in studio resta Hypnotize, pubblicato nel 2005 dopo Mezmerize. L’eccezione sono stati i due singoli del 2020, “Protect The Land” e “Genocidal Humanoidz”, creati in relazione agli aiuti umanitari legati alla guerra in Artsakh/Nagorno-Karabakh, come riferisce Radio Freccia.
Questa storia rende l’ottimismo attuale significativo, ma insufficiente. La band ha dimostrato di riuscire a riunirsi per uno scopo. Non ha dimostrato di riuscire a trovare un accordo su come realizzare un album insieme.
L’ostacolo vero è l’autorialità, non l’affetto
I fan considerano spesso un nuovo disco la ricompensa naturale per relazioni risanate. La storia della band suggerisce qualcosa di più complicato. La disputa centrale è stata artistica: chi scrive la musica, chi scrive i testi e quanto spazio ha ciascun membro nel processo creativo dei System of a Down.
Tankian ha descritto una precedente divisione dei ruoli in cui Malakian componeva la musica e lui scriveva i testi, seguita da un periodo in cui entrambi ampliarono i rispettivi compiti. Tankian incoraggiò Malakian a cantare le sue parole, ma non si sentì sostenuto allo stesso modo quando iniziò a proporre più musica. Non è un disaccordo marginale destinato a sparire solo perché ora quattro persone riescono a condividere senza conflitti una stanza nel backstage. È una questione di autorità creativa.
Ecco perché un nuovo album non può essere fatto esistere per semplice volontà della nostalgia. La band avrebbe bisogno di un metodo che rendesse autentica la partecipazione di tutti fin dall’inizio. L’approccio proposto da Dolmayan — partire dalle idee di Tankian, poi da quelle di Odadjian e infine da quelle di Malakian — riconosce almeno il problema invece di fingere che le vecchie abitudini diventino improvvisamente produttive. Ha anche immaginato di dedicare sei mesi del 2027 alla scrittura in uno studio domestico, senza regole prestabilite.
Pensiamo che questo sia uno sviluppo più importante dell’ennesima intervista entusiasta. Un processo può produrre musica; la buona volontà, da sola, produce titoli.
Il Rose Bowl può vendere il passato, ma non dimostrare il futuro
Il calendario del 2027 offre ai System of a Down una cornice commerciale irresistibile. La band dovrebbe suonare al Maracanã di Rio de Janeiro il 15 gennaio, seguita da date in Australia e Nuova Zelanda, prima di arrivare al Rose Bowl con i Pierce The Veil come ospiti. Sono eventi su larga scala costruiti sulla scarsità, sull’eccezionalità e sulla forza emotiva di un catalogo che ha avuto decenni per diventare parte permanente della cultura musicale.
Questo modello ha perfettamente senso dal punto di vista commerciale. Meno spesso si fanno vedere i System of a Down, più ogni concerto può sembrare un evento. Secondo quanto riferito, la band preferisce i grandi appuntamenti ai tour prolungati: una scelta che protegge i membri dalla fatica che potrebbe aver contribuito alle frizioni del passato. Protegge anche il brand: una reunion attentamente limitata è più facile da sostenere rispetto a una lunga campagna che esponga ogni disaccordo irrisolto.
Eppure la stessa strategia può intrappolare il gruppo. Ogni esibizione in uno stadio alza le aspettative e offre alla band un altro motivo per rimandare lo studio. L’edizione per il 25° anniversario di Toxicity, prevista per il 20 novembre 2026, rafforzerà ulteriormente il lato celebrativo e archivistico della storia. È un modo legittimo per onorare il catalogo, ma non può sostituirsi al suo ampliamento.
La domanda dei fan, quindi, non è irragionevole: per quanto tempo “forse” può continuare a fare parte dello spettacolo? In passato Odadjian ha detto che un nuovo album dovrebbe essere fantastico, non soltanto una raccolta di riff assemblati per soddisfare le aspettative. È uno standard difendibile. Ma se l’asticella diventa così alta da impedire alla band di mettere alla prova qualsiasi nuova idea, la perfezione si trasforma in un’altra forma di paralisi.
La nuova musica è l’unico metro convincente della chimica
I System of a Down non devono a nessuno un album mediocre. Non devono al mondo del rock una missione di salvataggio e di certo non hanno bisogno di ricreare “Chop Suey!”. I membri hanno detto che qualsiasi materiale futuro dovrebbe riflettere ciò che desiderano davvero scrivere in quel momento. È il principio artistico corretto.
Tuttavia, il principio opposto è altrettanto importante: il desiderio autentico, prima o poi, deve tradursi in azione. Un periodo di scrittura, una canzone finita, un processo di produzione condiviso o anche solo un impegno creativo chiaramente definito direbbero ai fan più di un altro giro di accenni pieni di speranza. La chimica della band merita di essere celebrata, ma dovrebbe essere considerata un’opportunità, non una conclusione.
Il nostro verdetto è semplice: goditi il concerto al Rose Bowl, se puoi andarci, e considera l’edizione celebrativa per quello che è: uno sguardo al passato. Non interpretare il ritrovato calore come la prova che sta per arrivare un nuovo album dei System of a Down. Quella prova arriverà solo quando la band smetterà di discutere della possibilità e realizzerà qualcosa insieme.
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