La prima pausa dei Cheap Trick in 50 anni fa del riposo una dichiarazione
Quando una band che non ha mai smesso di suonare dal vivo dice «ci serve una pausa», non è una crisi. È il segno che anche i gruppi più rodati sulla strada mettono in dubbio i ritmi.
Foto: Nick Ares / Wikimedia Commons (CC BY-SA 2.0)
Da quando «ci serve una pausa» è diventata la frase più radicale che una rock band possa pronunciare? Per i Cheap Trick, a quanto pare, da adesso.
La band di Rockford, Illinois, passa da circa mezzo secolo la vita in tour. Questa settimana, dopo aver cancellato alcune date del 2027, tra cui due concerti di febbraio, ha dovuto spiegarsi. I fan erano preoccupati. Come riporta Ultimate Classic Rock, nel comunicato la band ha ringraziato tutti per l'apprensione e ha dichiarato: «abbiamo deciso di prenderci una pausa dopo decenni di tour perché ne abbiamo bisogno. Non per motivi di salute».
Il piano è semplice. Suoneranno le date di novembre già in programma e poi, nelle loro parole, «si prenderanno la prima pausa in 50 anni». Non è stata indicata una data di fine. Le cancellazioni sono state attribuite a un «periodo di pausa non specificato».
Che una band debba dire «non per motivi di salute» è la vera notizia
Guarda cosa ha dovuto fare quel comunicato. Non annunciava un tour d'addio né un nuovo album. Ha speso le sue energie per escludere una malattia. Questo dice molto su come abbiamo imparato a leggere uno stop di un artista storico: una data cancellata significa che qualcuno sta male o che qualcosa è andato storto.
Pensiamo che questo riflesso sia rivelatore, e un po' ingiusto. Nessuno si aspetta che un contabile vada in pensione solo dopo un ricovero in ospedale. Eppure per i musicisti veterani riposarsi sembra richiedere un alibi medico. I Cheap Trick si sono rifiutati di fornirne uno, ed è questo che rende interessante il comunicato. Il motivo è semplicemente la stanchezza, detta senza giri di parole.
Le band che non si fermano mai sono quelle che possono permettersi di dirlo
I Cheap Trick hanno fama di essere in tour per sempre. Il bassista Tom Petersson, che negli ultimi anni ha affrontato problemi di salute personali, ha detto a marzo ad American Songwriter: «siamo pronti a partire», aggiungendo che «andremo avanti finché non crolleremo». Pochi mesi dopo, la band lascia il circuito.
Non lo vediamo come una contraddizione. Sembra una band che si è guadagnata il diritto di cambiare idea. Se lavori da 50 anni, una pausa non è mancanza di coraggio; è l'unica cosa che il calendario non ha mai concesso. Gli artisti più giovani probabilmente non possono dirlo con la stessa facilità, perché il loro slancio dipende da una visibilità costante. Una band con un catalogo e un pubblico fedele può permettersi di fare un passo indietro e, si potrebbe dire, lo deve a se stessa.
C'è una controargomentazione, ed è sensata: questa è una band che lavora e che ha, nelle parole di Petersson, attrezzatura, una crew e canzoni, e una lunga assenza ha costi reali per le persone che le ruotano intorno. Ma è proprio questo il punto. Se perfino un gruppo con così tante infrastrutture decide che il tapis roulant deve fermarsi, probabilmente il problema è il tapis roulant.
I fan dovrebbero accoglierla bene e poi aspettare con pazienza
La reazione più sana è noiosa: credere alla band sulla parola. Non fare speculazioni su diagnosi nascoste e non trattare la pausa come un ritiro silenzioso. Il comunicato parla di una pausa, non di una fine.
Per chi ha un biglietto, la serie di novembre è l'ultima occasione per ora. Le date comprendono Fort Wayne, Madison, Kansas City, St. Louis e Detroit, tra le altre, soprattutto in teatri e sale di medie dimensioni. Vai se puoi. Per tutti gli altri, sosteniamo che il regalo migliore per una band così sia la pazienza.
Il nostro verdetto: l'industria ha costruito un modello in cui fermarsi sembra fallire. La frase schietta e per nulla glamour dei Cheap Trick vi si oppone. Se altri artisti storici li seguiranno, con pause oneste e senza storie mediche di copertura, la strada potrebbe diventare un posto da cui si può tornare, non solo da sopravvivere. Preferiamo una band che torna riposata a una che suona finché non crolla.
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