Classifiche e premi
Redazione Musisfera
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Le classifiche sono piene di vecchie canzoni, e i nuovi artisti dovrebbero preoccuparsi

Il dominio del catalogo non è solo nostalgia: streaming e playlist premiano ciò che già conosciamo, e l'industria non può trattare come opzionale la scoperta dei nuovi artisti.

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25 ottobre 2026
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Foto: Sulamith Sallmann / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)

Il più grande concorrente dell'industria musicale è un'etichetta rivale, una tendenza di TikTok o un modello di intelligenza artificiale generativa? Sempre più spesso sembra qualcosa di molto più banale: il catalogo dei Fleetwood Mac e le abitudini di chi vuole solo ascoltare ciò che già ama.

I numeri sono netti. Secondo la BBC, che cita dati Luminate, nella prima metà del 2026 gli stream di musica attuale (uscita da meno di 18 mesi) sono stati nettamente superati da quelli di musica più vecchia sia nel Regno Unito sia negli Stati Uniti, con circa il 60% della musica ascoltata uscita cinque o più anni fa. Diciotto delle 20 canzoni più vendute dell'anno sono uscite 12 mesi fa o prima. «Lush Life» di Zara Larsson (2015) è l'ottavo successo dell'anno, «Billie Jean» di Michael Jackson è al 22° posto e «Dreams» dei Fleetwood Mac al 30°. In R&B e hip hop, i due generi più ascoltati, circa il 60% degli stream riguarda successi di catalogo.

Non è nostalgia, è progettazione

La lettura facile è che gli ascoltatori siano sentimentali. La stessa Luminate osserva che «2026 is the new 2016» è diventato un grido di battaglia dominante sui social, quindi la nostalgia esiste. Ma la nostalgia da sola non spiega perché lo schema sia così costante in tutti i generi. Crediamo che la spiegazione migliore sia strutturale: un servizio in cui praticamente ogni canzone registrata è a un tocco di distanza premia la scelta sicura, e la scelta sicura è la canzone che già conosci.

Poi ci sono i sistemi di raccomandazione. Come spiega alla BBC il dj e curatore Tim Garcia, si basano sul comportamento d'ascolto e sui dati di tutti, quindi probabilmente riceverai un consiglio molto vicino a ciò che ascolti già. Dan Mackta di Qobuz sostiene che la tecnologia «non vorrà mai tirarti una palla curva». Qualunque cosa si pensi della fonte (Qobuz vende un'alternativa curata da persone), la logica regge: un algoritmo ottimizzato per il coinvolgimento è una macchina della familiarità. Non odia la musica nuova. Semplicemente non ha motivo di rischiare con lei.

I vincitori continuano a vincere, anche quelli nuovi

Persino i successi attuali rientrano nella stessa dinamica. La BBC ricorda che «Rein Me In» di Sam Fender e Olivia Dean ha trascorso un record di 23 settimane non consecutive al numero uno nel Regno Unito, e che «Choosin' Texas» di Ella Langley è diventato il numero uno più longevo nella storia delle classifiche statunitensi. Vengono celebrati come trionfi. Noi li leggiamo come sintomi: quando una manciata di canzoni assorbe l'attenzione per mesi, lo spazio lasciato a tutti gli altri si riduce. L'autorità britannica per la concorrenza, la Competition and Markets Authority, sempre secondo la BBC, afferma che quasi due terzi degli stream riguardano musica registrata solo dallo 0,4% degli artisti al vertice.

Per chi arriva, è un imbuto brutale. E diventare virali non risolve il problema. Alcuni musicisti dicono che è difficile dare un seguito a un successo, e TikTok è fatto per creare momenti virali attorno a una singola canzone, non carriere. J Erving, fondatore di Human Re Sources, la società di distribuzione di Raye, ha centrato il problema in un'intervista a Billboard citata dalla BBC: le persone devono interessarsi a te oltre la canzone. Un'economia dello streaming che premia l'ascolto passivo è ostile proprio a quel tipo di legame.

La scoperta non può essere lasciata al mercato

Qui prendiamo posizione: le piattaforme e le etichette che trattano la scoperta come un extra gradevole si stanno mangiando il seme. Oliver Schusser di Apple Music lo ha fatto notare lui stesso, osservando che gli artisti dei recenti spettacoli dell'intervallo del Super Bowl sono partiti tutti da qualche parte prima di arrivare al palco più grande. Se il serbatoio di questi «da qualche parte» si prosciuga, sospettiamo che tra qualche decennio non ci sarà un nuovo catalogo da monetizzare.

Ci sono esperimenti incoraggianti, anche se non vorremmo enfatizzarli troppo. Sofar Sounds promuove un «Human Discovery Movement» con consigli in note vocali da parte di esperti del settore, e un rapper dell'est di Londra, J Casa, sostiene che l'esibizione dal vivo crea un legame duraturo con un nuovo artista. Sono risposte piccole, a misura d'uomo, a un problema di enormi dimensioni. La parte più difficile è il rumore generato dall'IA: Spotify dice di aver rimosso 75 milioni di «brani spam», e l'artista indipendente Chiminyo ha detto alla BBC di sospettare che una popolare playlist di piano jazz rilassante sia piena di artisti non verificati e quasi identici. Deezer, per correttezza, afferma che l'IA pesa solo per lo 0,5% dei suoi stream, quindi per ora la minaccia reale sembra essere l'affollamento, non la sostituzione.

Il nostro verdetto

Non leggere le classifiche come la prova che la gente ha smesso di interessarsi alla musica nuova. Leggile come la prova che le impostazioni predefinite dello streaming favoriscono il familiare. Le piattaforme dovrebbero costruire una scoperta che rischi deliberatamente la sorpresa, le etichette dovrebbero investire negli artisti oltre il singolo virale, e gli ascoltatori, sì, proprio tu, possono fare un po' di lavoro: seguire un curatore in carne e ossa, andare a un piccolo concerto, premere play su un artista di cui non hai mai sentito parlare. Il catalogo ci sarà sempre. Il prossimo catalogo non si costruirà da solo.

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