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Redazione Musisfera
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La seconda causa di Neil Young mostra che il diritto d'autore batte la protesta

Gli artisti si lamentano da anni delle playlist dei comizi. La causa da 10 milioni di dollari di Young mostra che la leva sta nelle licenze: ignorarle significa scommettere contro le scartoffie.

Pubblicato
28 ottobre 2026
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Foto: By Man Alive! / Wikimedia Commons (CC BY 2.0)

Perché gli artisti continuano a diffondere dichiarazioni furiose sulla musica dei comizi, quando un atto depositato presso un tribunale federale lo dice molto meglio? Neil Young ha scelto ormai la seconda strada e, a nostro avviso, è l'unica che cambia i comportamenti.

Cosa ha depositato davvero Young

Secondo MBW, la causa è stata presentata contro Trump 47 Committee, Inc. presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto orientale della Virginia lunedì 26 ottobre. Chiede 10 milioni di dollari per «Rockin' in the Free World», suonata a un comizio a Youngstown, in Ohio, il 12 ottobre. The Epoch Times riferisce che nell'atto si legge che il comitato non aveva né licenza né permesso e ha lasciato suonare il brano anche ad altri comizi. Chiede inoltre al tribunale di vietare in via permanente al comitato di eseguire qualsiasi composizione di cui Young sia titolare.

È il secondo round. Nel 2020 Young aveva citato in giudizio un'entità a sostegno di Trump per questo brano e per «Devil's Sidewalk». Secondo Hot Press, il caso si chiuse con un accordo e la promessa di non usare più la sua musica senza permesso.

L'accusa di dolo è la vera notizia

Il dettaglio più affilato non è la cifra. È che la causa sostiene che il comitato abbia continuato a far suonare il brano «nonostante la consapevolezza che serva una licenza». Se il tribunale lo accoglie, una playlist trascurata diventa una playlist voluta. Per un convenuto è una posizione molto peggiore e, secondo noi, spiega perché questa causa è più di un sequel.

Serve cautela. Sono accuse, non accertamenti, e nella copertura che abbiamo il comitato non ha risposto. The Epoch Times scrive di aver chiesto un commento alla Casa Bianca e al Comitato nazionale repubblicano, senza ricevere risposta fino alla pubblicazione. Ma l'impostazione dell'atto è intelligente: si fonda sul diritto d'autore, non sui sentimenti feriti.

Protestare costa poco, le licenze sono una leva

Molti artisti hanno protestato pubblicamente. Hot Press cita Céline Dion, Olivia Rodrigo, Noah Kahan e Ariana Grande tra chi ha criticato Trump o la sua campagna, mentre Taylor Swift e Bad Bunny hanno fatto togliere la loro musica dai post social della Casa Bianca che la usavano. Sono vittorie reali, ma sono rimozioni. Sistemano un video e lasciano intatta l'abitudine.

Una causa cambia il costo. L'atto di Young lamenta anche danni alla reputazione e al marchio per l'idea che sostenga Trump. Conta, perché il danno di una playlist da comizio non è solo quello dei diritti non pagati. È un falso endorsement, consegnato alla folla da un altoparlante.

Le scartoffie esistono, quindi ignorarle è una scelta

The Epoch Times osserva che negli Stati Uniti le licenze passano in gran parte da quattro organizzazioni per i diritti di esecuzione e che alcuni accordi possono escludere gli eventi politici. Segnala anche la licenza Political Entities di BMI, che copre oltre 25 milioni di brani per le campagne. In altre parole, esiste una strada in regola e non ha nulla di esotico. Una campagna che la salta scommette che nessuno si opporrà.

Young è il tipo di artista che si opporrà. Ha scritto lui il brano, secondo l'atto è co-titolare del diritto d'autore e una promessa l'ha già ottenuta una volta. The Epoch Times aggiunge che i tribunali si sono già pronunciati contro il team di Trump in altri casi musicali, ma qui non abbiamo dettagli su quelle decisioni, quindi non ci faremo affidamento.

Il nostro verdetto

Significa che le campagne stanno per iniziare a perdere in tribunale? Non ci spingeremmo a tanto. Un singolo atto non dimostra nulla e nessuno si è ancora pronunciato. Mostra però l'asimmetria: una campagna rischia poche settimane di utilizzo, mentre un artista con la titolarità pulita ha tempo, principi e un passato di cause.

La lezione pratica è noiosa e perciò utile. Le campagne dovrebbero controllare l'elenco delle licenze prima della playlist. Gli artisti, soprattutto quelli che possiedono per intero i propri brani, dovrebbero leggere i propri contratti e considerare l'applicazione dei diritti uno strumento, non l'ultima risorsa. Young potrebbe vincere o no i 10 milioni di dollari, ma la sua causa fa sembrare molto sensata la via più economica: chiedere prima.

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